Una guida pratica alla confessione

226T142_GuidaConfess_110x180_br.inddTra le difficoltà legate al sacramento, vanno riconosciute prima di tutto alcune incertezze legate al vocabolario. In passato si parlava perlopiù di confessione e di penitenza, oggi si preferiscono termini come riconciliazione e perdono, senza tuttavia che le espressioni tradizionali siano del tutto sparite. Come fare chiarezza? Si intende la stessa cosa usando termini diversi?

Il termine penitenza rischia di essere frainteso: normalmente la penitenza viene associata a una punizione. Con il rischio che il sacramento della misericordia diventi il sacramento della punizione! La penitenza non va confusa con “la soddisfazione”, con l’impegno che il confessore assegna al penitente come riparazione dei peccati fatti. Il termine “penitenza” vuole piuttosto evocare il valore della conversione, richiamando il primo appello di Gesù nel Vangelo: «Pentitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15). Radicato nella tradizione biblica e spirituale della Chiesa, questo termine non deve pertanto sparire dal vocabolario cristiano relativo al sacramento.

Il termine riconciliazione è quello pastoralmente più usato. Il suo tono sembra essere più positivo di “penitenza” e, come quest’ultimo, è ben attestato dal punto di vista biblico e spirituale. San Paolo, per esempio, parla del «ministero di riconciliazione» (2Cor 5,18) che Dio ha affidato agli apostoli. Presso le prime generazioni cristiane questo sacramento consisteva in una riconciliazione pubblica con la Chiesa. Il termine, tuttavia, è inadeguato per chi vive la confessione con una certa frequenza. Rischia di lasciar intendere che ci si deve accostare al sacramento solo quando abbiamo “rotto i ponti” con Dio, il che è sbagliato. Ugualmente, il termine è troppo forte per quanti si accostano al sacramento senza sentirsi lontani da Dio ma per sperimentare la sua misericordia. Tra l’altro Dio non deve, di per sé, riconciliarsi con noi. San Paolo dice chiaramente che Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, non che si è riconciliato con il mondo. Il sostantivo rischia di evocare una simmetria tra Dio e l’uomo che non è corretta. Noi ci riconciliamo con Dio, non Dio con noi.

Il termine confessione è quello più usato dai fedeli. Nessuno dice: «Vado a fare penitenza» o «Vado a riconciliarmi». Si dice invece: «Vado a confessarmi». Del resto il momento della confessione dei peccati al sacerdote è un elemento essenziale del sacramento. Psicologicamente parlando, è la parte più impegnativa e spesso più dolorosa. Il rischio però è quello di dimenticare che questo termine non indica solo l’enunciazione dei peccati, ma qualcosa di molto più bello. Nel sacramento noi confessiamo anche la nostra fede e l’amore di Dio! Il sacramento della penitenza e della riconciliazione non consiste solo nell’accusa – o nello scusarsi! – dei propri peccati. È piuttosto una confessione di fede e una confessione di lode. La confessio peccatorum implica la confessio fidei e genera la confessio laudis.

Il termine perdono è spesso usato per indicare il frutto essenziale del sacramento: la remissione dei peccati. Il sacramento del perdono ha come scopo quello di recare, grazie al ministero della Chiesa, «il perdono e la pace». L’uso del termine “perdono” pone l’accento sull’assoluzione e su quello che Dio ci dona, piuttosto che su quello che fa il penitente.

L’articolo è un estratto da Guida pratica alla confessione. Celebrare il sacramento della riconciliazione (Edizioni San Paolo) di Guillaume de Menthiere

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